Tracce PerCorso – 5° incontro formativo

MERCOLEDÌ 15 APRILE 2026

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Materiali incontro

Partecipatio 

CAPTATIO 

INTRODUZIONE 

Il titolo di questa conferenza parla di una “corretta participazione attiva”. L’implicazione,  quindi, è che ci sia una corretta partecipazione e una incorretta partecipazione. Cerchiamo di  chiarire la possibile confusione. 

Il contesto è l’esperienza del Movimento Liturgico del XXmo secolo: 

• Nella celebrazione della Messa, si sperimentava un tipi di divorzio tra ciò che il sacerdote  faceva (i testi e gesti della liturgia) e ciò che i fedeli facevano (le loro devozioni).  • Quindi c’era un grande desiderio per una partecipazione più “attiva” da parte dei fedeli  all’azione liturgica. 

Ma che cosa vuol dire?  

Romano Guardini, in una famosa lettera indirizzata ai responsabili del terzo Congresso  liturgico di Magonza nel 1964, afferma che i problemi della riforma liturgica non sono, in primo  luogo, problemi di testi e riti, ma problemi filosofici. 

Dice: “Se ho capito bene, l’uomo tipico del XIX secolo non era più capace dell’Atto Liturgico  (Kultakt); anzi, non sapeva più che cosa fosse”1. Guardini qui fa riferimento al grande  cambiamento – frutto di secoli di trasformazione all’interno della società – della propria  autocomprensione da parte dell’uomo stesso. Si notano tre aspetti di questo cambiamento:  1) da una visione teocentrica a una visione antropocentrica; 

2) da una comprensione dell’uomo-in-rapporto-con-gli-altri, ossia uomo-in-comunità, a  una visione individualistica; 

3) infine, dal punto di vista epistemologico, da una integrazione della ragione e della  conoscenza simbolica, a un grande divorzio tra questi due modi di conoscenza. Il risultato di questi cambiamenti è un impoverimento dell’uomo. 

Guardini pone la domanda: quest’uomo impoverito è capace dell’Atto Liturgico? Lui risponde  di sì: l’uomo è ancora capace dell’Atto Liturgico perché tale capacità in lui è innata, anche se  atrofizzata. Proprio perché l’uomo moderno è impoverito, però, ha bisogno di una maggiore  formazione liturgica per poter attualizzare questa capacità ed entrare pienamente nell’Atto  Liturgico. 

Per promuovere questo tipi di “partecipazione”, quindi, Guardini propone un adattamento  dell’uomo alla liturgia, tramite la formazione. 

Ciò che è successo, però, era l’adattamento della liturgia all’uomo moderno, in tutta la sua  limitatezza. 

1 Cf. R. GUARDINI, Liturgy and Liturgical Formation, Liturgical Training Publications, Chicago 2022, 2.

E adesso ci troviamo in una situazione di confusione. Che cosa è la vera, o la “corretta”  partecipazione alla liturgia? Cerchiamo di chiarire la terminologia. 

TERMINOLOGIA 

A. Tra le sollecitudini (1903) 

La dicitura “actuosa participatio” viene da Papa Pio X, e più precisamente, dalla sua  enciclica “Tre le sollecitudini” del 1903. 

La frase sotto esame è questa: “Essendo, infatti, Nostro vivissimo desiderio che il vero  spirito cristiano rifiorisca per ogni modo e si mantenga nei fedeli tutti, è necessario  provvedere prima di ogni altra cosa alla santità e dignità del tempio, dove appunto i fedeli  si radunano per attingere tale spirito dalla sua prima ed indispensabile fonte, che è la  partecipazione attiva ai sacrosanti misteri e alla preghiera pubblica e solenne della  Chiesa” (prologo). 

E di nuovo: “…si procuri di restituire il canto gregoriano nell’uso del popolo affinché i  fedeli prendano di nuovo parte più attiva all’officitura ecclesiastica, come anticamente  solevasi” (TLS, 3). 

La soluzione di Pio X alla “passività” dei fedeli era il canto in gregoriano, dell’Ordinario  della Messa! 

B. Che cosa vuol dire “actuosa”? 

Il vocabolario latino-italiano definisce actuosus come: “pieno di moto e di vita; pieno di  operosità, operoso, attivo”. Quindi la traduzione “attiva” non è sbagliata, purché si  ricordi che questa partecipazione ha due componenti: interna e esterna. Nella prassi,  però, “partecipazione attiva” viene intesa in senso ridotto, come se tutti dovessero fare  tutto allo stesso tempo – e la interiorità è stata trascurata. 

C. Sacrosanctum Concilium (1963) 

1. Esaminiamo i brani più importanti della SC che parlano della partecipazione. 

SC 14: “E’ ardente desiderio della Madre Chiesa che tutti i fedeli vengano formati a  quella piena, consapevole e attiva partecipazione [ad plenam illam consciam atque  actuosam…participationem] alle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura  stessa della Liturgia…” 

SC 14: “A tale piena e attiva partecipazione [Quae totius populi plena et actuosa  participatio] di tutto il popolo va dedicata una specialissima cura…”

SC 19: “I pastori d’anime curino con zelo e con pazienza la formazione liturgica,  come pure la partecipazione attiva dei fedeli, sia interna che esterna…” [Liturgicam  institutionem necnon actuosam fidelium participationem, internam et externam…] 

SC 30: “Per promovere la partecipazione attiva [ad actuosam participationem  promovendam], si curino le acclamazioni dei fedeli, le risposte, la salmodia, le  antifone, i canti nonchè le azioni e i gesti e l’atteggiamento del corpo. Si osservi  anche, a tempo debito, il sacro silenzio”. 

SC 113: “L’azione liturgica riveste una forma più nobile quando i divini Uffici sono  celebrati solennemente in canto, con i sacri ministri e la partecipazione attiva del  popolo” [quibus ministri intersint quaeque populus actuose participet]. 

Partecipare a che cosa? Ecco alcuni brani della SC che parlano della natura stessa  della liturgia a cui partecipiamo. 

2. La natura della liturgia 

SC 7: “Giustamente perciò la Liturgia è ritenuta come l’esercizio del sacerdozio di  Gesù Cristo”… opera del Corpo Mistico di Gesù Cristo, cioè del Capo e dalle sue  membra… Perciò ogni celebrazione liturgicao, in quanto opera di Cristo sacerdote e  del suo Corpo che è la Chiesa [Cristo come soggetto della liturgia] 

SC 8: Nella Liturgia terrena noi partecipaimo, pregustandola, a quella celeste… [In  terrena Liturgia caelestem illam praegustando participamus…]  

SC 33: “Benchè la sacra Liturgia sia principalmente culto della maestà divina [cultus  divinae maiestatis] , è tuttavia anche una ricca fonte di istruzione per il popolo fedele  [magnam…eruditionem]”. Adorazione / istruzione 

D. Musicam sacram (1967) [pubblicato dalla Sacra Congregazione dei Riti insieme al  Consilium] 

MS 15: La partecipazione dei fedeli deve essere prima di tutto interna, ma deve però  essere anche esterna. Si educhino i fedeli a saper innalzare la loro mente a Dio attraverso  la partecipazione interiore, mentre ascoltano ciò che i ministri o la schola cantano. 

N.B. La partecipazione interiore si realizza soprattutto tramite l’ascolto del canto. 

MS 29: Tre gradi di partecipazione al canto (e si intende il canto gregoriano) o Primo grado: il sacerdote canta la sua parte e l’assemblea rispondo in dialogo o Secondo grado: l’Ordinario della Messa 

o Terzo grado: il Proprio della Messa 

MS 32: Il testo spiega l’uso di sostituire con altri testi i canti d’ingresso, d’offertorio e di  comunione [teoricamente regolata dall’autorità competente]..

MS 33: “E’ bene che l’assemble partecipi, per quanto è possibile, ai canti del Proprio”.  Ma questa esortazione è poco praticabile. L’enfasi sul salmo responsoriale; ma i vari  generi letterari del Proprio non prevedono la partecipazione dell’assemblea. Se il salmo  responsoriale sostituisce il graduale, poi, questo elemento del patrimonio viene perso]. 

MS 36: “Nelle Messe lette si possono usare anche altri canti all’inizio, all’offertorio, alla  comunione e alla fine della Messa”. E questa è diventata la prassi più diffusa. 

E. Catechismo della Chiesa Cattolica 

E’ molto interessante che il Catechismo della Chiesa Cattolica adopera la parola  “partecipazione” quasi esclusivamente nel senso della partecipazione interiore. 

CCC 375: “La grazia della santità originale [nel Paradiso] era una partecipazione alla vita  divina” (citando LG 2). 

CCC 505: La partecipazione alla vita divina non proviene «da sangue, né da volere di  carne, né da volere di uomo, ma da Dio» (Gv 1:13). 

Si tratta della nostra partecipazione al sacrificio di Cristo (CCC 618, titolo); i laici  partecipano al ruolo di Cristo in quanto sacerdote, profeta e re (CCC 901ss, titolo). 

F. Sacramentum caritatis, Papa Benedetto XVI (2007) 

52: In realtà, l’attiva partecipazione auspicata dal Concilio deve essere compresa in  termini più sostanziali, a partire da una più grande consapevolezza del mistero che viene  celebrato e del suo rapporto con l’esistenza quodiana. 

55. Lo spirito di costante conversione 

* Il raccoglimento, il silenzio 

* Il digiuno eucaristico 

* la Confessione sacramentale, perché “un cuore riconciliato con Dio abilita  alla vera partecipazione. 

64. Il migliore strumento per favorire la partecipazione personale e consapevole e  l’Eucaristia bene celebrata. 

INTERIORE / ESTERIORE 

Dopo aver esaminato la terminologia, possiamo constatare che la parola “partecipatio” viene  usata in due sensi: interiore e esteriore. 

A. La tradizione biblica e patristica mette l’enfasi sulla partecipazione interiore

1. 2 Pietro 1:4: “Egli ci ha donato i benei grandissimi e preziosi a noi promessi, affiché  per loro mezzo, diventiate partecipi (koinônoi) della natura divina” 

2. Cirillo di Gerusalemme (+387) (La catechesi mistagogica) 

Quando i neofiti ricevono l’Eucaristia, il corpo e il sangue di Cristo si penetrano e si  espandono per tutto il loro fisico, e i neo-battezzati diventano “cristofori” – portatori  di Cristo. In questo modo, dice San Cirillo, citando la lettera di San Pietro,  “diventiamo partecipi della natura divina” (Catechesi IV,3). 

E di nuovo: “ Cristo è santo per natura. Noi, invece, non per natura, ma per  partecipazione (metochê), ascetismo e preghiera” (V,19). 

La partecipazione più profonda, quindi, e interiore, per mezzo della quale  condividiamo la natura divina! 

3. San Leone Magno (+461) 

San Leone dice la stessa cosa. Nel suo Sermone 63 (sulla Passione di Cristo),  parlando dell’Eucaristia, San Leone dice che veniamo trasformati dall’Eucaristia.  Afferma: “La partecipazione (participatio) al Corpo e al Sangue di Cristo non è  ordinato ad altro che a trasformarci in ciò che prendiamo con lo scopo di essere  trasformati in portatori integrali, in anima e in corpo, di colui col quale e nel quale  simao morti, sepolit e risuscitati…” (63:7). 

La vera “partecipatio”, quindi, significa la trasformazione completa della nostra vita,  del nostro essere. Significa la divinizzazione. 

B. Esteriore: Romano Guardini: Sacri segni 

La partecipazione esteriore, invece, si manifesta soprattutto tramite gesti e parole. Vorrei  raccomandare vivamente un piccolo saggio di Romano Guardini intitolato “I santi segni”,  in cui l’autore indica 10 modi di partecipare gestualmente. 

1. Bagnarsi le mani nell’acqua santa 

2. Fare il segno della croce 

3. Genuflettere davanti al Santissimo, inchinarsi davanti all’altare 

4. Alzarsi in piedi 

5. Battersi il petto 

6. Sedersi 

7. Congiungere le mani 

8. Inginnochiarsi alla Preghiera Eucaristica 

9. Andare ricevere la comunione 

10. Gesti di riverenza per ricevere la comunione

MISSALE ROMANUM 1970/2002 

Che cosa dice il Messale Romano della partecipazione? 

1. Participatio 

Preghiera dell’offertorio:  

1962: Deus, qui humanae substatiae dignitatem, mirabiliter condidisti e mirabilius  reformasti, da nobis per huius aquae et vini mysterium, eius divinitatis esse consortes, qui  humanitatis nostrae fierei dignatus est particeps. 

1970: Per huius aquae et vini mysterium, eius efficiamur divinitatis consortes, qui  humanitatis nostrae fieri dignatus est particeps, che vuole dire letteralemente: “Tramite il  mistero di quest’acqua e vino” – e “mysterium” non vuole dire “misterioso” ma è un  sinonimo di “sacramentum”, una realità materiale che indica una realtà spirituale – tramite il mysterium (il segno visibile) di quest’acqua e questo vino, diventiamo partecipi  (consortes) della divinità di colui che si è degnato di diventare partecipe della nostra  umanità. 

E’ quasi la stessa dicitura della Colletta di Natale, sicuramente proveniente da San Leone  Magno. La liturgia ha preso questa colletta, e l’ha adattato al rito dell’offertorio.  

Qui, la vera partecipazione significa diventare partecipi alla natura divina di Cristo – perché egli si è degnato di prendere su di se la nostra natura umana. Ecco il mirabile  commercium dell’Incarnazione, che celebriamo a Natale. 

2. La natura stessa della liturgia 

Il canone romano parla non soltanto di questa liturgia terrena, ma della liturgia del cielo:  

“Supplices te rogamus, omnipotens Deus: iube haec perferri per manus sancti Angeli tui  in sublime altare tuum, in conspectu divinae maiestatis tuae; 

(Supplicanti, ti imploriamo, Dio onnipotente, comanda che queste cose siano portate per  le mani del tuo santo angelo al tuo sublime altare, alla presenza della tua maiestaà divina: 

ut quotquot ex hac altaris participatione, sacrosanctum Filii tui Corpus et Sanguinem  sumpserimus, omni benedictione caelesti et gratia repleamur. 

Affinché ogni volta che, partecipando a questo altare, riceviamo il sacrosanto corpo e  sangue di Cristo, veniamo riempiti di ogni benedizione e grazia. 

Partecipiamo all’altare del cielo, alla liturgia celeste, alla sacrosanta comunione.

CONCLUSIONE 

Lungo tutta la storia della Chiesa, ci sono stati vari modi di partecipare ai santi misteri. • Tramite allegoria e spiegazioni allegoriche 

• Tramite il simbolismo della liturgia 

• Per architettura delle chiese 

• Per arte e musica 

• Per gesto e parola 

• Per la drammatizzazione della vita di Cristo 

Con la riforma liturgica dopo il Concilio Vaticano II, c’è stata unaa rinnovata enfasi sulla  partecipazione, am i risultati degli ultimi 50 anni dimostrano un certo malinteso tra interiore e  esteriore. Per questo, il titolo della conferenza stasera è “per una corretta partecipazione attiva  del popolo di Dio alla liturgia”. Dobbiamo riscoprire la dimensione interiore. 

Concludo con una citazione di San Leone Magno, letta nel Mattutino del periodo della Passione: (San Leone, Sermo 47:1, Prima domenica della Passione) 

La speranza della promessa beatitudine è certa e secura, dove c’è la partecipazione alla  passione del Signore. (Certa atque secura est expectatio promissae beatitudinis, ubi est  participatio dominicae passionis). 

Questo è il mio augurio per tutti noi.

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