CAPTATIO
Il titolo di questa conferenza parla di una “corretta participazione attiva”. L’implicazione, quindi, è che ci sia una corretta partecipazione e una incorretta partecipazione. Cerchiamo di chiarire la possibile confusione.
Il contesto è l’esperienza del Movimento Liturgico del XXmo secolo:
• Nella celebrazione della Messa, si sperimentava un tipi di divorzio tra ciò che il sacerdote faceva (i testi e gesti della liturgia) e ciò che i fedeli facevano (le loro devozioni). • Quindi c’era un grande desiderio per una partecipazione più “attiva” da parte dei fedeli all’azione liturgica.
Ma che cosa vuol dire?
Romano Guardini, in una famosa lettera indirizzata ai responsabili del terzo Congresso liturgico di Magonza nel 1964, afferma che i problemi della riforma liturgica non sono, in primo luogo, problemi di testi e riti, ma problemi filosofici.
Dice: “Se ho capito bene, l’uomo tipico del XIX secolo non era più capace dell’Atto Liturgico (Kultakt); anzi, non sapeva più che cosa fosse”1. Guardini qui fa riferimento al grande cambiamento – frutto di secoli di trasformazione all’interno della società – della propria autocomprensione da parte dell’uomo stesso. Si notano tre aspetti di questo cambiamento: 1) da una visione teocentrica a una visione antropocentrica;
2) da una comprensione dell’uomo-in-rapporto-con-gli-altri, ossia uomo-in-comunità, a una visione individualistica;
3) infine, dal punto di vista epistemologico, da una integrazione della ragione e della conoscenza simbolica, a un grande divorzio tra questi due modi di conoscenza. Il risultato di questi cambiamenti è un impoverimento dell’uomo.
Guardini pone la domanda: quest’uomo impoverito è capace dell’Atto Liturgico? Lui risponde di sì: l’uomo è ancora capace dell’Atto Liturgico perché tale capacità in lui è innata, anche se atrofizzata. Proprio perché l’uomo moderno è impoverito, però, ha bisogno di una maggiore formazione liturgica per poter attualizzare questa capacità ed entrare pienamente nell’Atto Liturgico.
Per promuovere questo tipi di “partecipazione”, quindi, Guardini propone un adattamento dell’uomo alla liturgia, tramite la formazione.
Ciò che è successo, però, era l’adattamento della liturgia all’uomo moderno, in tutta la sua limitatezza.
1 Cf. R. GUARDINI, Liturgy and Liturgical Formation, Liturgical Training Publications, Chicago 2022, 2.
E adesso ci troviamo in una situazione di confusione. Che cosa è la vera, o la “corretta” partecipazione alla liturgia? Cerchiamo di chiarire la terminologia.
A. Tra le sollecitudini (1903)
La dicitura “actuosa participatio” viene da Papa Pio X, e più precisamente, dalla sua enciclica “Tre le sollecitudini” del 1903.
La frase sotto esame è questa: “Essendo, infatti, Nostro vivissimo desiderio che il vero spirito cristiano rifiorisca per ogni modo e si mantenga nei fedeli tutti, è necessario provvedere prima di ogni altra cosa alla santità e dignità del tempio, dove appunto i fedeli si radunano per attingere tale spirito dalla sua prima ed indispensabile fonte, che è la partecipazione attiva ai sacrosanti misteri e alla preghiera pubblica e solenne della Chiesa” (prologo).
E di nuovo: “…si procuri di restituire il canto gregoriano nell’uso del popolo affinché i fedeli prendano di nuovo parte più attiva all’officitura ecclesiastica, come anticamente solevasi” (TLS, 3).
La soluzione di Pio X alla “passività” dei fedeli era il canto in gregoriano, dell’Ordinario della Messa!
B. Che cosa vuol dire “actuosa”?
Il vocabolario latino-italiano definisce actuosus come: “pieno di moto e di vita; pieno di operosità, operoso, attivo”. Quindi la traduzione “attiva” non è sbagliata, purché si ricordi che questa partecipazione ha due componenti: interna e esterna. Nella prassi, però, “partecipazione attiva” viene intesa in senso ridotto, come se tutti dovessero fare tutto allo stesso tempo – e la interiorità è stata trascurata.
C. Sacrosanctum Concilium (1963)
1. Esaminiamo i brani più importanti della SC che parlano della partecipazione.
SC 14: “E’ ardente desiderio della Madre Chiesa che tutti i fedeli vengano formati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione [ad plenam illam consciam atque actuosam…participationem] alle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della Liturgia…”
SC 14: “A tale piena e attiva partecipazione [Quae totius populi plena et actuosa participatio] di tutto il popolo va dedicata una specialissima cura…”
SC 19: “I pastori d’anime curino con zelo e con pazienza la formazione liturgica, come pure la partecipazione attiva dei fedeli, sia interna che esterna…” [Liturgicam institutionem necnon actuosam fidelium participationem, internam et externam…]
SC 30: “Per promovere la partecipazione attiva [ad actuosam participationem promovendam], si curino le acclamazioni dei fedeli, le risposte, la salmodia, le antifone, i canti nonchè le azioni e i gesti e l’atteggiamento del corpo. Si osservi anche, a tempo debito, il sacro silenzio”.
SC 113: “L’azione liturgica riveste una forma più nobile quando i divini Uffici sono celebrati solennemente in canto, con i sacri ministri e la partecipazione attiva del popolo” [quibus ministri intersint quaeque populus actuose participet].
Partecipare a che cosa? Ecco alcuni brani della SC che parlano della natura stessa della liturgia a cui partecipiamo.
2. La natura della liturgia
SC 7: “Giustamente perciò la Liturgia è ritenuta come l’esercizio del sacerdozio di Gesù Cristo”… opera del Corpo Mistico di Gesù Cristo, cioè del Capo e dalle sue membra… Perciò ogni celebrazione liturgicao, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo Corpo che è la Chiesa [Cristo come soggetto della liturgia]
SC 8: Nella Liturgia terrena noi partecipaimo, pregustandola, a quella celeste… [In terrena Liturgia caelestem illam praegustando participamus…]
SC 33: “Benchè la sacra Liturgia sia principalmente culto della maestà divina [cultus divinae maiestatis] , è tuttavia anche una ricca fonte di istruzione per il popolo fedele [magnam…eruditionem]”. Adorazione / istruzione
D. Musicam sacram (1967) [pubblicato dalla Sacra Congregazione dei Riti insieme al Consilium]
MS 15: La partecipazione dei fedeli deve essere prima di tutto interna, ma deve però essere anche esterna. Si educhino i fedeli a saper innalzare la loro mente a Dio attraverso la partecipazione interiore, mentre ascoltano ciò che i ministri o la schola cantano.
N.B. La partecipazione interiore si realizza soprattutto tramite l’ascolto del canto.
MS 29: Tre gradi di partecipazione al canto (e si intende il canto gregoriano) o Primo grado: il sacerdote canta la sua parte e l’assemblea rispondo in dialogo o Secondo grado: l’Ordinario della Messa
o Terzo grado: il Proprio della Messa
MS 32: Il testo spiega l’uso di sostituire con altri testi i canti d’ingresso, d’offertorio e di comunione [teoricamente regolata dall’autorità competente]..
MS 33: “E’ bene che l’assemble partecipi, per quanto è possibile, ai canti del Proprio”. Ma questa esortazione è poco praticabile. L’enfasi sul salmo responsoriale; ma i vari generi letterari del Proprio non prevedono la partecipazione dell’assemblea. Se il salmo responsoriale sostituisce il graduale, poi, questo elemento del patrimonio viene perso].
MS 36: “Nelle Messe lette si possono usare anche altri canti all’inizio, all’offertorio, alla comunione e alla fine della Messa”. E questa è diventata la prassi più diffusa.
E. Catechismo della Chiesa Cattolica
E’ molto interessante che il Catechismo della Chiesa Cattolica adopera la parola “partecipazione” quasi esclusivamente nel senso della partecipazione interiore.
CCC 375: “La grazia della santità originale [nel Paradiso] era una partecipazione alla vita divina” (citando LG 2).
CCC 505: La partecipazione alla vita divina non proviene «da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio» (Gv 1:13).
Si tratta della nostra partecipazione al sacrificio di Cristo (CCC 618, titolo); i laici partecipano al ruolo di Cristo in quanto sacerdote, profeta e re (CCC 901ss, titolo).
F. Sacramentum caritatis, Papa Benedetto XVI (2007)
52: In realtà, l’attiva partecipazione auspicata dal Concilio deve essere compresa in termini più sostanziali, a partire da una più grande consapevolezza del mistero che viene celebrato e del suo rapporto con l’esistenza quodiana.
55. Lo spirito di costante conversione
* Il raccoglimento, il silenzio
* Il digiuno eucaristico
* la Confessione sacramentale, perché “un cuore riconciliato con Dio abilita alla vera partecipazione.
64. Il migliore strumento per favorire la partecipazione personale e consapevole e l’Eucaristia bene celebrata.
INTERIORE / ESTERIORE
Dopo aver esaminato la terminologia, possiamo constatare che la parola “partecipatio” viene usata in due sensi: interiore e esteriore.
A. La tradizione biblica e patristica mette l’enfasi sulla partecipazione interiore
1. 2 Pietro 1:4: “Egli ci ha donato i benei grandissimi e preziosi a noi promessi, affiché per loro mezzo, diventiate partecipi (koinônoi) della natura divina”
2. Cirillo di Gerusalemme (+387) (La catechesi mistagogica)
Quando i neofiti ricevono l’Eucaristia, il corpo e il sangue di Cristo si penetrano e si espandono per tutto il loro fisico, e i neo-battezzati diventano “cristofori” – portatori di Cristo. In questo modo, dice San Cirillo, citando la lettera di San Pietro, “diventiamo partecipi della natura divina” (Catechesi IV,3).
E di nuovo: “ Cristo è santo per natura. Noi, invece, non per natura, ma per partecipazione (metochê), ascetismo e preghiera” (V,19).
La partecipazione più profonda, quindi, e interiore, per mezzo della quale condividiamo la natura divina!
3. San Leone Magno (+461)
San Leone dice la stessa cosa. Nel suo Sermone 63 (sulla Passione di Cristo), parlando dell’Eucaristia, San Leone dice che veniamo trasformati dall’Eucaristia. Afferma: “La partecipazione (participatio) al Corpo e al Sangue di Cristo non è ordinato ad altro che a trasformarci in ciò che prendiamo con lo scopo di essere trasformati in portatori integrali, in anima e in corpo, di colui col quale e nel quale simao morti, sepolit e risuscitati…” (63:7).
La vera “partecipatio”, quindi, significa la trasformazione completa della nostra vita, del nostro essere. Significa la divinizzazione.
B. Esteriore: Romano Guardini: Sacri segni
La partecipazione esteriore, invece, si manifesta soprattutto tramite gesti e parole. Vorrei raccomandare vivamente un piccolo saggio di Romano Guardini intitolato “I santi segni”, in cui l’autore indica 10 modi di partecipare gestualmente.
1. Bagnarsi le mani nell’acqua santa
2. Fare il segno della croce
3. Genuflettere davanti al Santissimo, inchinarsi davanti all’altare
4. Alzarsi in piedi
5. Battersi il petto
6. Sedersi
7. Congiungere le mani
8. Inginnochiarsi alla Preghiera Eucaristica
9. Andare ricevere la comunione
10. Gesti di riverenza per ricevere la comunione
Che cosa dice il Messale Romano della partecipazione?
1. Participatio
Preghiera dell’offertorio:
1962: Deus, qui humanae substatiae dignitatem, mirabiliter condidisti e mirabilius reformasti, da nobis per huius aquae et vini mysterium, eius divinitatis esse consortes, qui humanitatis nostrae fierei dignatus est particeps.
1970: Per huius aquae et vini mysterium, eius efficiamur divinitatis consortes, qui humanitatis nostrae fieri dignatus est particeps, che vuole dire letteralemente: “Tramite il mistero di quest’acqua e vino” – e “mysterium” non vuole dire “misterioso” ma è un sinonimo di “sacramentum”, una realità materiale che indica una realtà spirituale – tramite il mysterium (il segno visibile) di quest’acqua e questo vino, diventiamo partecipi (consortes) della divinità di colui che si è degnato di diventare partecipe della nostra umanità.
E’ quasi la stessa dicitura della Colletta di Natale, sicuramente proveniente da San Leone Magno. La liturgia ha preso questa colletta, e l’ha adattato al rito dell’offertorio.
Qui, la vera partecipazione significa diventare partecipi alla natura divina di Cristo – perché egli si è degnato di prendere su di se la nostra natura umana. Ecco il mirabile commercium dell’Incarnazione, che celebriamo a Natale.
2. La natura stessa della liturgia
Il canone romano parla non soltanto di questa liturgia terrena, ma della liturgia del cielo:
“Supplices te rogamus, omnipotens Deus: iube haec perferri per manus sancti Angeli tui in sublime altare tuum, in conspectu divinae maiestatis tuae;
(Supplicanti, ti imploriamo, Dio onnipotente, comanda che queste cose siano portate per le mani del tuo santo angelo al tuo sublime altare, alla presenza della tua maiestaà divina:
ut quotquot ex hac altaris participatione, sacrosanctum Filii tui Corpus et Sanguinem sumpserimus, omni benedictione caelesti et gratia repleamur.
Affinché ogni volta che, partecipando a questo altare, riceviamo il sacrosanto corpo e sangue di Cristo, veniamo riempiti di ogni benedizione e grazia.
Partecipiamo all’altare del cielo, alla liturgia celeste, alla sacrosanta comunione.
Lungo tutta la storia della Chiesa, ci sono stati vari modi di partecipare ai santi misteri. • Tramite allegoria e spiegazioni allegoriche
• Tramite il simbolismo della liturgia
• Per architettura delle chiese
• Per arte e musica
• Per gesto e parola
• Per la drammatizzazione della vita di Cristo
Con la riforma liturgica dopo il Concilio Vaticano II, c’è stata unaa rinnovata enfasi sulla partecipazione, am i risultati degli ultimi 50 anni dimostrano un certo malinteso tra interiore e esteriore. Per questo, il titolo della conferenza stasera è “per una corretta partecipazione attiva del popolo di Dio alla liturgia”. Dobbiamo riscoprire la dimensione interiore.
Concludo con una citazione di San Leone Magno, letta nel Mattutino del periodo della Passione: (San Leone, Sermo 47:1, Prima domenica della Passione)
La speranza della promessa beatitudine è certa e secura, dove c’è la partecipazione alla passione del Signore. (Certa atque secura est expectatio promissae beatitudinis, ubi est participatio dominicae passionis).
Questo è il mio augurio per tutti noi.
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